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La simulazione in situ è ampiamente riconosciuta come uno strumento efficace per identificare le criticità latenti per la sicurezza del paziente (latent safety threats, LST) nei contesti sanitari complessi. Tuttavia, meno attenzione è stata finora dedicata a ciò che accade dopo la loro identificazione: in che misura queste criticità vengono effettivamente risolte e quali fattori ne influenzano la risoluzione.
A queste domande risponde uno studio multicentrico a metodi misti pubblicato sulla rivista scientifica Advances in Simulation nel 2026, dal titolo:
Resolving latent safety threats identified through in situ simulation: a multicentre mixed-methods study
Lo studio
Lo studio è stato condotto da Jennifer Weller, Kate Fahey-Williams, Kaylene Henderson, Jane Torrie, James Hamill, James Moore, Carlos Campos e Andrew MacCormick, nell’ambito del programma nazionale NetworkZ dell’Università di Auckland (Nuova Zelanda).
Riferimento completoWeller J., Fahey-Williams K., Henderson K., Torrie J., Hamill J., Moore J., Campos C., MacCormick A.Resolving latent safety threats identified through in situ simulation: a multicentre mixed-methods study.Advances in Simulation, 2026; 11:3. Springer Nature.DOI: 10.1186/s41077-025-00401-y
L’analisi ha incluso dati provenienti da 20 corsi di simulazione in situ condotti in 15 ospedali (terziari, regionali e rurali), in diversi contesti clinici:
I dati quantitativi sono stati integrati con 15 interviste qualitative a clinici appartenenti a differenti professioni (infermieri, medici di emergenza, chirurghi e anestesisti).
Identificazione e risoluzione: un divario evidente
A tre mesi dalla simulazione, solo il 28% delle criticità latenti per la sicurezza identificate risultava risolto.Questo dato evidenzia un divario rilevante tra la capacità della simulazione in situ di far emergere criticità di sistema e la capacità delle organizzazioni sanitarie di trasformare tali evidenze in cambiamenti concreti.
Quali criticità vengono risolte più facilmente
La probabilità di risoluzione risulta fortemente influenzata dalla classificazione della criticità:
Le criticità più facilmente risolvibili sono descritte come tangibili, spesso sotto il controllo diretto dei clinici e affrontabili tramite interventi relativamente semplici, come formazione mirata, riorganizzazione degli spazi o modifiche operative locali.
Il peso del contesto organizzativo
Un ulteriore elemento determinante emerso dallo studio è la dimensione dell’ospedale.Le criticità latenti per la sicurezza identificate negli ospedali più piccoli risultano più frequentemente risolte rispetto a quelle emerse in strutture di grandi dimensioni.
L’analisi qualitativa suggerisce che strutture organizzative più piatte, una maggiore prossimità ai decisori e una minore frammentazione dei processi facilitano l’azione correttiva. Al contrario, negli ospedali più grandi entrano in gioco gerarchie complesse, confini interdipartimentali e processi decisionali più articolati.
Motivazione, capacità di agire e strutture di supporto
Le interviste mostrano che i clinici sono fortemente motivati ad agire sulle criticità identificate durante la simulazione in situ, anche grazie all’impatto emotivo degli scenari simulativi. Tuttavia, la motivazione da sola non è sufficiente.
La capacità di agire (agency) emerge come fattore centrale: la risoluzione delle criticità è più probabile quando i clinici dispongono di autorità, tempo, supporto istituzionale e processi chiari di follow-up. Le criticità che richiedono collaborazione interdipartimentale o cambiamenti strutturali risultano invece più difficili da affrontare in assenza di ruoli formali, responsabilità definite e meccanismi di governance clinica.
Oltre l’identificazione: il ruolo della governance
Gli autori sottolineano che, per sfruttare appieno il potenziale della simulazione in situ nel migliorare la sicurezza del paziente, è necessario andare oltre la sola identificazione delle criticità.
La risoluzione efficace delle latent safety threats richiede:
L’impegno di Accurate
Le evidenze emerse da questo studio sono pienamente coerenti con l’approccio alla formazione e alla simulazione promosso da Accurate. Il lavoro di Weller et al. evidenzia come la simulazione in situ non possa essere considerata un intervento isolato, ma debba essere integrata in processi strutturati capaci di collegare l’identificazione delle criticità latenti alla loro effettiva risoluzione.
Accurate opera nella formazione sanitaria con simulazione avanzata ponendo attenzione non solo alla riproduzione realistica degli scenari clinici, ma anche al contesto organizzativo, al teamwork, al decision-making e ai processi di debriefing, elementi che lo studio identifica come centrali per trasformare l’esperienza simulativa in apprendimento e miglioramento reale della sicurezza del paziente.