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Al via la rubrica “𝐒𝐚𝐟𝐞-𝐓 𝐄𝐱𝐩𝐞𝐫𝐭”, le nostre interviste con i professionisti che, in diversi ambiti, stanno testando la simulazione avanzata in medicina.
Partiamo con 𝐄𝐥𝐞𝐧𝐚 𝐁𝐢𝐠𝐧𝐚𝐦𝐢, presidente eletto SIAARTI e professore ordinario dell’Università di Parma, Anestesia e Rianimazione e Direttore struttura complessa di anestesia e rianimazione Ospedale Maggiore di Parma.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐞̀ 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚?
La simulazione avanzata rappresenta una svolta fondamentale nella formazione sanitaria, un nuovo modo di approcciarsi alla medicina. Va detto subito che 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐢 𝐦𝐨𝐝𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐚: 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢. Rispetto al target, cambia il livello di simulazione che viene proposto: dalla formazione più semplice a quella più avanzata, man mano che si alza il grado di competenze.”
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐬𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?
“A dire il vero, è uno dei target più interessanti. 𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐞: migliorare procedure, sperimentare tecniche, confrontarsi con altri colleghi sulle metodiche cliniche e chirurgiche con un approccio teorico pratico molto efficace. L’idea “Mai la prima volta sul paziente”, è un concetto corretto. Oggi le tecnologie con intelligenza artificiale consentono di riprodurre scenari ad alta fedeltà, che permettono di simulare un’ampia casistica di patologie, traumi, reazioni avverse dei pazienti, situazioni di emergenza, con un’elevata precisione clinica.”
𝐋’𝐎𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐫𝐦𝐚 𝐡𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?
“Sì, abbiamo un centro di simulazione a disposizione di tutta l’area medica. Abbiamo fatto la scelta di puntare sui corsi di studio, acquisendo 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐢 𝐬𝐮 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢. Quando vogliamo arricchire l’esperienza formativa alzando il livello di simulazione, organizziamo iniziative mirate, grazie al supporto degli specialisti di innovazione tecnologica e appoggiandoci al centro di simulazione avanzata SimulaHub di Accurate, che abbiamo la fortuna di avere proprio a Parma. Una modalità organizzativa che ci consente di integrare le tecnologie di simulazione acquisite in ospedale con quelle più avanzate di centri esterni, ma in modo mirato in base alle esigenze formative che emergono.”
𝐄𝐧𝐭𝐮𝐬𝐢𝐚𝐬𝐦𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐜’𝐞̀ 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚?
”Entusiasma tutti, medici giovani e professionisti già formati. Resta comunque importante la pratica clinica sul paziente reale. Le scuole di specializzazione mantengono, infatti, un rapporto percentuale tra la formazione in simulazione e quella in presenza. 𝐄̀ 𝐮𝐧 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨, la simulazione precede la visita e l’intervento diretto sul paziente, aumentando la sicurezza e la gestione del rischio clinico.”
𝐂’𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐨?
“Assolutamente, ma non bisogna concentrarsi solo sull’errore come dato in senso stretto. Ci sono indicatori indiretti che ci segnalano il valore che sta introducendo la simulazione nella formazione medica e nella prevenzione del rischio. Mi riferisco alla 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐬𝐬 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐢. Testare le procedure mediche e i protocolli organizzativi sui simulatori riduce l’ansia e aumenta la preparazione quando ci si trova di fronte a situazioni simili nella realtà operativa quotidiana. Diminuisce anche quel senso di disagio che a volte è causa di sconforto e di abbandono della professione. Aggiungo anche l’enorme valore della formazione simulata sui casi clinici rari. Pensiamo all’arresto cardiaco pediatrico. Un medico nella sua vita professionale potrebbe non vederlo mai, ma se accade deve essere preparato ad affrontarlo.”
𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐨𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨?
“Ogni ospedale dovrebbe 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚𝐭𝐚. È un investimento che richiede conoscenza. Un centro di simulazione va pensato, allestito, mantenuto, aggiornato, va capitalizzato, cioè deve essere funzionale all’obiettivo formativo per cui è stato allestito. L’acquisto di tecnologie deve essere accompagnato, poi, da personale preparato ad usarle e competente a trasmettere l’apprendimento in modo corretto: il certificatore di simulazione è una nuova figura professionale.”
𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢, 𝐜𝐡𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐮𝐧 𝐛𝐮𝐝𝐠𝐞𝐭 𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞?
“No. In realtà, la simulazione in medicina non è un problema di costi, è più una questione di cultura e forma mentis. La simulazione può essere introdotta a step. Si può partire da investimenti contenuti. Ci sono ospedali che potrebbero anche iniziare da un solo simulatore strategico rispetto all’attività sanitaria di alcuni reparti, così come appoggiarsi a centri esterni.
La simulazione non riguarda solo l’acquisizione di tecnologie, ma anche l’adozione di nuove strategie di formazione, abituarsi al briefing – debriefing, sfide simulate di lavoro in team 𝐄̀ 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ che sta già facendo la differenza, anche nella qualità delle strategie di pianificazione e organizzazione dei reparti”.